Nota editoriale: i personaggi e i dialoghi di questa scena sono una ricostruzione letteraria.
L’ultimo tavolo libero guarda il canale ma riceve il rumore della strada. Milano arriva ai Navigli ancora vestita da ufficio e, nel giro di un’ora, allenta cravatte, frasi e programmi.
Giulia e Amir hanno chiuso insieme uno studio di architettura. “Festeggiamo o facciamo l’inventario?” domanda lui nella scena immaginata. Ordinano due bicchieri e scelgono di non rispondere subito.
L’acqua trattiene le insegne, i balconi e un cielo che cambia più lentamente delle conversazioni. Intorno, i tavoli costruiscono una città temporanea, abbastanza vicina da condividere il brusio, abbastanza separata da custodire una decisione.
Quando arriva il conto, Giulia apre un taccuino nuovo. La chiusura di una società diventa la prima pagina di un altro progetto, senza bisogno di un discorso solenne.
Milano eccelle in questa trasformazione: concede alla sera il compito di rendere abitabile ciò che il giorno ha reso necessario.

